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GARGALLO E SORISO RIUNITI 1 494. Finora, come ho ripetutamente detto, Soriso era con la Riviera ed il Gargallone con Milano, sotto il feudo di Alpinolo di Casate castellano di Gargallo. Al Duca Gian Maria Galeazzo Sforza doveva essere troppo lontano questo Gargallone, per cui, forse anche pressato dal bisogno, risolvette di vendere alcuni dazi e tasse in una sola somma di lire seimila; somma che gargallesi e sorisesi si impegnarono di pagare coi seguenti atti che ho tratto di peso dal libro del Gaetano Mongini suddetto:
Concretata il seguente 9 giugno su pergamena lunga metri 1,80 e convalidata da Antonio Landriani, Burgonzio Botta, Marchese Stampa da parte ducale e da parte di Soriso e Gargallone da Domenico Magaglino, Viano detto Bozzolino. In forza del contratto troviamo una nuova unione fra il Gargallone (Soriso inferiore con Gargallo) e Soriso superiore, i quali, solidali, riuscirono ad essere esonerati e svincolati da tutti i fodri, taglie, mutui, ausilii, condotte, estimi, fuocatici, regalie e pesi imposti o da imporsi, sempreché detti uomini versino lire seimila; precisamente tremila per il giorno del prossimo Natale, trecento di dazi maturati fino alla seguente fine d'anno ed altre tremila per la Pasqua successiva, più cinquanta di dazi. Così Gargallone passa sotto la giurisdizione del Vescovo di Novara e sotto la sovranità di Milano. * Soriso in forza del suddetto trattato del 1494 ottenne anche una sua cura propria, separata da quella di Gozzano. La Chiesa di Gargallo fu unita alla Chiesa di San Giacomo di Soriso in una sola parrocchia (scrive il Bescapè). Vediamo così Soriso Superiore, Soriso Inferiore, Gargallo, Pianezza e Valletta uniti in un sol Comune ed una sola parrocchia col nome di Soriso. Il patto venne confermato con atto successivo rogito Bombello di Cannobio, in cui si afferma:
Restava la soggezione feudale di Alpinolo di Casate, che viene allontanata col seguente atto:
Alpinolo resisteva ed il Duca, furente, inviava una formale minaccia del seguente tenore:
Il povero Alpinolo si vedeva franare sotto i piedi la sua comoda dimora del Gargallone, con tutte le rendite e la dolce villeggiatura che ivi trascorreva in estate con banchetti, dame e cavalieri, attorniato da servi e scudieri. Le cinquecento lire concesse dal Duca e versate dai sorisesi-gargallesi eran ben poca cosa di fronte al titolo di primo Signore di Soriso e secondo Senatore... Chi non ci dice che i motivi della sua riluttanza fossero ancor più brucianti per dover abbandonare qualche altro privilegio preso e non concesso? L'abbandonare un luogo di cui si è padroni riveriti ed ubbiditi a puntino procura sempre un dispiacere e suggerisce una certa resistenza. Minacciato da tutti i lati e visto che ogni resistenza non faceva altro che inasprire i rapporti col Duca, decise finalmente di lasciare la piazza e tutti i suoi diritti, con istrumento del 31 ottobre 1494 conservato nell'archivio di Soriso. La posizione di Soriso-Gargallo era un po' invidiata dai paesi vicini, tanto che il Fara nota:
Ed oltre:
I gargallesi divenuti sudditi del Vescovo di Novara Pallavicini dovettero giurare fedeltà con atto del notaio Buzzio Antonio di Soriso (o di Gargallo), per cui d'ora innanzi quando si parla o si scrive di Soriso si intenderà, come già detto, Soriso e Gargallo; gli uomini citati come di Soriso possono essere dei puri gargallesi; dei fatti segnalati come avvenuti a Soriso possono benissimo essere avvenuti a Gargallo (anche il Tiraboschi cita il Convento di Soriso per far menzione del Convento di Gargallo). Chiunque fosse l'uomo a cui venne questa idea di svincolo dalle precedenti autorità, sorisese o gargallese, va a lui tutta l'ammirazione e la riconoscenza di questo popolo che, riunito in un sol nucleo, riuscì a sottrarsi da una servitù pesante, ad accedere ad una libertà e ad una indipendenza che da tempo anelava e che gli anni a venire elargì benessere e tranquillità ai suoi abitanti. Quali erano i vantaggi acquisiti? Il Mongini li elenca tutti, e sono i seguenti:
Tutti questi gravami furono alleggeriti ai sorisesi, con l'ingiunzione a dazieri, gabellieri ed esattori di non recare molestia alcuna a detti abitanti in perpetuo. Mentre, logicamente i gargallesi facevano parte unica con i sorisesi con tutti i diritti, compresi anche quelli di nomina dei dodici membri del Consiglio senza eccezione alcuna, non così avveniva per i forestieri, verso i quali il Soriso-Gargallo, per rivalersi dell'esborso delle seimila lire al Duca Visconti Sforza e delle cinquecento all'Alpinolo, applicava tassazioni nel modo seguente:
Nel Comune vennero fatti costruire cinque forni municipali, tre a Soriso e due a Gargallo, con pozzo di acqua viva, ed era proibito far cuocere il pane altrove sotto pena di lire tre di contravvenzione. Furono costruiti diversi pozzi a sorgente interna. Due mulini, uno al confine di Auzate sulla Grua ed uno a Bugnate, chiamato del Sasso, erano stati acquistati dal Comune per uso del proprio popolo. Il miglior reddito proveniva dal pascolo e dai boschi. L'agricoltura serviva per i bisogni locali. Olina, nel suo diario, vuole elencare i prezzi delle derrate praticati nella zona:
Questo prezzo del vino vigeva anche a Gargallo, sebbene la brenta fosse leggermente diversa da quella della Riviera alla quale si riferisce l'Olina. Il sale si pagava 50 soldi lo staio. ** Defunto il Vescovo Pallavicini nel 1503, gli abitanti di Soriso ritennero di far risaltare i propri diritti durante la loro dedizione alla curia di Novara. Prima del giuramento al nuovo Vescovo, Cardinale Sforza, si sottoscrissero con lo stesso inderogabili condizioni: nomina di un giudice idoneo accetto e gradito al popolo, il quale amministrasse la giustizia conformemente gli statuti e decreti novaresi; vincolo per i notai di stendere atti solo se eletti dagli stessi uomini del luogo; divieto ai procuratori di pretendere onorari per le proprie prestazioni se non al di sotto del prezzo massimo fissato da persone esperte in materia. Ritenendo quei capitoli come parte solenne del giuramento, i sorisesi non avrebbero riconosciuto l'autorità di alcun Vescono che non avesse a sua volta riconosciuto il patto. Non si dovette aspettare troppo tempo: l'immediato successore del Pallavicini, Cardinale Sforza Federico Sanseverino, con lettera patente del 1507 assegnò di propria iniziativa a Soriso inferiore qual Pretore e Podestà tal Francesco De Muget, con tanto di facoltà di spada. Così fece pure il Vescovo Cardinal Antonio Belmonte il 18 febbraio 1518, e pure il Vescovo Giovan Angelo Arcimboldo con lettera patente del 1528, come pure il Cardinal Giulio Della Rovere nel 1552 al 4 febbraio ed il Cardinal Morone il 28 dicembre 1553... Si è scritta nei suddetti atti la parola perpetuo, ma essa era evidentemente assai elastica in quei tempi, probabilmente anche a causa dell'impossibilità di ipotecare con certezza un futuro tanto instabile; i galantuomini di Soriso furono così più tardi citati a pagare un'addizionale di 40 soldi per ogni cavallo ed una pensione agli armigeri negli anni 1512, 1516 e 1517. Fu loro imposto nel 1520 di portar fieno, paglia e legna. Alle loro proteste i deputati, sentiti i sorisesi, li assolsero. Nel 1522 si tentò di imporre loro una contribuzione per i soldati di stanza a Borgomanero, obbligandoli inoltre a mandare loro operai per riparare i danni di guerra sofferti dalla città di Novara, ma resistettero ancora vittoriosamente alle imposizioni. Nel 1541 ancora li si volle tassare di sale, cavalli ed altro, ma il magistrato in forza a documenti dovette ordinare di cancellare Soriso dai libri della Camera Ducale per quanto riguardava tasse di ogni tipo, il che fece anche l'anno dopo il magistrato Alessandro Grasso. Nel 1553 nuovo tentativo di includere Soriso nel riparto dell'estimo cavalli, ma ancora il magistrato ordinò la cancellazione di Soriso dai ruoli di tassazione. Il Cardinal Morone nel 1556 impose al commesso di non molestare i sorisesi. La posizione dei cavalli spettante a Soriso venne cancellata nel 1561, ma nonostante ciò il comitato novarese pretendeva ancora nel 1563 la somma di lire 208 imperiali per arretrati del 1557, 1558, 1559 e 1560 a titolo di imposte straordinarie. Forti dei loro diritti i sorisesi si rivolsero al Senato di Milano, con senatore Giovan Battista Rainoldi e segretario Benedetto Patalani. Si ricorse perfino all'Imperatore di Spagna e Duca di Milano Filippo IV. L'ultima e definitiva vertenza venne risolta nel 1598, al dì 5 giugno. * Sarà bene
dire ripassa, perché già altre volte passò sotto il potere del Vescovo
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